domenica 22 maggio 2011

INCONGRUENZE IDEO-AFFETTIVE

A volte si ha la, sgradevole, sensazione che le nostre idee e le nostre sensazioni “istintive” siano in qualche modo difformi da quelle prescritte dalle convenzioni sociali.

L’abitudine, ci porta, poi, a dare maggior credito alle seconde a discapito delle prime.

Il caso più frequente è quando non riusciamo a sentirci partecipi di un evento per il quale gli altri sembrano provare un, per noi, ingiustificato interesse.

Oppure, al contrario, siamo persuasi della importanza di certe idee o fatti che vengono snobbati o ignorati dai più.

Se impiegassimo un po’ di tempo ad analizzare la cosa scopriremmo, non senza stupore, che il nostro “istinto” è un ottimo consigliere.

La quasi totalità delle convinzioni e dei comportamenti predominanti sono, infatti, accettati ed agiti in modo automatico ed acritico: si pensa ciò che va pensato, ci si appassiona a ciò cui ci si deve appassionare e si parla di ciò di cui si deve parlare.

Chi non sappia, adeguarsi a questa, stupida, logica non concluda, sbrigativamente, che qualcosa in lui non va.

In questo caso il “disagio” è sintomo di buona salute.

venerdì 20 maggio 2011

CREATORI DI MONDI

Il regista Pedro Almodovar, in occasione del festival di Cannes, parlando dell'amore per il proprio lavoro ha dichiarato: “Il regista è un creatore, è il mestiere più vicino a quello di Dio: puoi dare corpo alla tua immaginazione, ai tuoi fantasmi e hai un potere enorme”.

Parole, queste, che richiamano quelle che lo scrittore statunitense Gore Vidal pronunciò anni fa quando, in una intervista, sostenne che, attraverso Hollywood, era stata creata l’immagine di una America che non esiste.

E’ possibile creare l’immagine di un pianeta che non esiste? Di vite che non esistono? Ambienti virtuali, ai quali, volenti o nolenti, dovremo adattarci?

Qualcuno ha, acutamente, osservato, che le nostre vite tendono a conformarsi ai nostri film ed attori preferiti.

Ma i modelli e le suggestioni non provengono soltanto dalle opere cinematografiche.

Possiamo dire che tutta la comunicazione in cui siamo, costantemente, immersi, col pretesto di “informarci”, va a creare quell’immaginario che andrà, poi, a costruire la nostra idea di realtà.

Noi non percepiamo la realtà in quanto tale, ma la favola che ci è stata raccontata e spacciata per vera.

Cinema, pubblicità, letteratura, fumetti, canzoni, opere d’arte, mezzi di informazione edificano le scenografie in cui viviamo.

Non soltanto, quindi, i registi, ma i creativi del marketing, gli scrittori, gli autori dei testi delle canzoni, gli artisti e i giornalisti plasmano la nostra visione del mondo e, di conseguenza, le nostre esistenze.

I parametri dell’amore, del successo, della bellezza, della onestà, del talento, della intelligenza, della virilità, del lavoro, vengono definiti da questi costruttori di fondali, immaginari set studiati ad uso e consumo del “mercato” e, nei quali, l’”uomo”, in quanto tale, non potrà che soccombere.

sabato 14 maggio 2011

"MA I FINI DELLA ECONOMIA SONO ANCORA I NOSTRI FINI?"

Se lo chiede, opportunamente, Francesco Totaro nel suo libro "Non di solo lavoro".
E' una domanda questa, che dovremmo porci con più frequenza per comprendere se i "progressi", che caratterizzano la modernità, vadano a vantaggio dell'uomo o del sistema che regola la sua esistenza.
Si ha, infatti, la sensazione che molte istituzioni umane (religioni, strutture per l'assistenza medica e psicologica, ricerca scientifica, stati nazionali) siano, perversamente, congegnate in modo da rafforzare e perpetuare se stesse ai danni dell'umanità che dovrebbero favorire.



venerdì 13 maggio 2011

FARMACOMICITA'

Qualche tempo fa ci imbattemmo nel foglietto illustrativo di un noto psicofarmaco, tra le cui indicazioni era annoverato il trattamento della "felicità inappropriata".
Detto in altri termini, mostrarsi euforici ed appagati dopo aver acquistato l'ennesimo, inutile aggeggio, è da ritenersi "normale", ma se lo stesso stato mentale risulta svincolato da fattori esterni, nasce cioè "dal di dentro", ha da essere annoverato come disturbo psichiatrico, oltre che gravemente lesivo per il PIL.
Nella sua tragicità la cosa risulta quasi divertente.

Per saperne di più:

Vorremmo, con l'occasione, proporre la realizzazione un pubblico incontro dal titolo: FARMACOMICITA' - Segnalazioni ed esperienze sulle facezie della farmacologia.

sabato 7 maggio 2011

USCIRE DA FLATLAND


“NON SI PUO’ RISOLVERE UN PROBLEMA CON LA STESSA MENTALITA’ CHE L’HA GENERATO” ammoniva Albert Einstein.

Occorre cambiare il punto di vista, porsi all’esterno del sistema e osservarlo dal di fuori.

Detto più semplicemente occorre cambiare il modo di pensare.

E per cambiare il modo di pensare esistono due alternative: cambiare le nostre fonti di informazione e/o, preferibilmente, cominciare ad usare la testa in modo autonomo.

L’illuminante dialogo tratto dal film “K-PAX”, che ha per protagonisti uno psichiatra ed un extraterrestre proveniente dal lontano pianeta “K-PAX”, mostra quanto più lucida possa essere la valutazione delle cose quando le si vedano con un maggiore angolo di visuale.

GLI, INSUPERABILI, LIMITI DELLA POLITICA.

Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di gerarchia dei bisogni e la espose nel libro “Motivazione e personalità”del 1954.

Questa scala è conosciuta come "La piramide di Maslow".

I livelli di bisogno concepiti sono:

1. Bisogni fisiologici (fame,sete, ecc.)

2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione

3. Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)

4. Bisogni di stima, di prestigio, di successo

5. Bisogni di realizzazione di sé

La politica può occuparsi, per forza di cose, solo dei primi due livelli della piramide, lavorando, cioè, per garantire le condizioni di base per il soddisfacimento dei bisogni “alti” della piramide stessa.

Nei paesi occidentali, a partire dal dopoguerra, si sono, effettivamente, andate creando quelle condizioni di ricchezza che, svincolando le società dagli impegni legati a sopravvivenza e sicurezza, avrebbero potuto consentire di concentrarsi sul soddisfacimento dei bisogni più “elevati”, ma l’opportunità non è stata, per ora, colta.

Qui la politica non c’entra niente, è una faccenda di responsabilità e scelte individuali.

Il fatto è che è più comodo parlare delle, oggettive, manchevolezze della prima e tacere completamente, o quasi, su quelle della seconda.

venerdì 6 maggio 2011

SEI UNO SCHIAVO, NEO!


Sintetica e suggestiva descrizione di FLATLANDIA.
La prigione mentale in cui tutti noi siamo reclusi.
La sola cosa che ci è concesso di fare è rendere la cella un po' più confortevole, con qualche gadget che, in definitiva, ci renderà ancora più schiavi.
Non si tratta, comunque, di una idea recente, se già 2000 anni fa alcune sette gnostiche asserivano che "il mondo era un errore cosmico creato da una divinità malvagia come luogo di detenzione per imprigionare gli uomini e soggiogarli al dolore e alla sofferenza". (da "I cristianesimi perduti" di Ehrman Bart)