venerdì 30 settembre 2011

SATYAGRAHA 2011


Saremo presenti a SATYAGRAHA 2011 con lo stand di BOOK TALK SHOW.

Sabato 1 ottobre, alle ore 21, BOOK TALK SHOW sul tema: "I NEURONI DELLA GUERRA":  le basi anatomiche della violenza.

"Mi sentivo un genio liberato dalla lampada. L’energia del mio spirito sembrava galleggiare come una enorme  balena in un oceano di muta euforia". (Dott.ssa Jill Bolte Taylor)

"L'ictus non mi ha aperto gli occhi soltanto sulla bellezza e sulla capacità di recupero del cervello, ma anche sulla generosità dell'animo umano". (Dott.ssa Jill Bolte Taylor)

L'evento avrà luogo alla LIMONAIA DI VILLA STROZZI, via Pisana, 77, a Firenze.

martedì 24 maggio 2011

VITE SOTTOTITOLATE

Le telecronache ci hanno progressivamente abituati alla idea della necessità di farsi raccontare e spiegare da un “competente” quello che stiamo vedendo con i nostri occhi.

Da qui a credere che per farsi una idea del mondo e di noi stessi si debba, necessariamente, ricorrere a un qualche ”esperto”, il passo non è poi così lungo.

IL PENE, LE TETTE E LOBO FRONTALE

Questo post è riservato a coloro, speriamo pochi, che, dopo aver assistito ad una performance di Rocco Siffredi o guardato una foto di Pamela Anderson, hanno pensato, con una punta di invidia, che con qualche centimetro cubo in più, al posto giusto, la vita sarebbe stata tutt’altra cosa.

Dato che c'è da supporre che questi fanatici dell’XL, non abbiano mai pensato ad indagare sui cubaggi del proprio lobo frontale ci permettiamo di dare qualche, speriamo utile, informazione.

Con una cifra inferiore ai 1000 euro, si possono verificare le dimensioni di questa, essenziale, porzione del nostro cervello. (Raccomandiamo un giretto sul web e cercare informazioni riguardo “l’analisi volumetrica del lobo frontale”).

Domanda, legittima,: ma perchè il lobo frontale? Dal momento che non migliora né look, né sex appeal ed è così poco trendy.

Risposte:

Guardare il film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”,.

Ci sono forme di demenza legate al suo insufficiente funzionamento.

Con l’avanzare dell’età il suo spessore tende, fisiologicamente ad assottigliarsi.

Se si vuol rendere sottomesso un individuo è sufficiente sottoporlo a lobotomizzazione.

"Se non lo usi lo perdi" ammoniscono i neuroscienziati.

Basterebbero queste, pur brevi, argomentazioni per comprendere la centralità della faccenda.

Non è rassicurante, fra le altre cose, la prospettiva di un pianeta popolato da idioti maggiorati.

Bibliografia minima.

Il lobo frontali coordinano le altre regioni cerebrali e permettono alla mente di concentrarsi sull'aspetto principale di una situazione, di porsi degli obiettivi a luogo termine. (“Il cervello infinito” di Normai Doidge)

Imparare ad acquietare il chiacchericcio interiore che risulta da una focalizzazione quasi ossessiva sull'ambiente esterno e l'occuparsi del conseguente stato emozionale da cui siamo diventati dipendenti significa servirsi del nostro dono più grande, il lobo frontale. (“Evolvi il tuo cervello” di Joe Dispenza)




domenica 22 maggio 2011

INCONGRUENZE IDEO-AFFETTIVE

A volte si ha la, sgradevole, sensazione che le nostre idee e le nostre sensazioni “istintive” siano in qualche modo difformi da quelle prescritte dalle convenzioni sociali.

L’abitudine, ci porta, poi, a dare maggior credito alle seconde a discapito delle prime.

Il caso più frequente è quando non riusciamo a sentirci partecipi di un evento per il quale gli altri sembrano provare un, per noi, ingiustificato interesse.

Oppure, al contrario, siamo persuasi della importanza di certe idee o fatti che vengono snobbati o ignorati dai più.

Se impiegassimo un po’ di tempo ad analizzare la cosa scopriremmo, non senza stupore, che il nostro “istinto” è un ottimo consigliere.

La quasi totalità delle convinzioni e dei comportamenti predominanti sono, infatti, accettati ed agiti in modo automatico ed acritico: si pensa ciò che va pensato, ci si appassiona a ciò cui ci si deve appassionare e si parla di ciò di cui si deve parlare.

Chi non sappia, adeguarsi a questa, stupida, logica non concluda, sbrigativamente, che qualcosa in lui non va.

In questo caso il “disagio” è sintomo di buona salute.

venerdì 20 maggio 2011

CREATORI DI MONDI

Il regista Pedro Almodovar, in occasione del festival di Cannes, parlando dell'amore per il proprio lavoro ha dichiarato: “Il regista è un creatore, è il mestiere più vicino a quello di Dio: puoi dare corpo alla tua immaginazione, ai tuoi fantasmi e hai un potere enorme”.

Parole, queste, che richiamano quelle che lo scrittore statunitense Gore Vidal pronunciò anni fa quando, in una intervista, sostenne che, attraverso Hollywood, era stata creata l’immagine di una America che non esiste.

E’ possibile creare l’immagine di un pianeta che non esiste? Di vite che non esistono? Ambienti virtuali, ai quali, volenti o nolenti, dovremo adattarci?

Qualcuno ha, acutamente, osservato, che le nostre vite tendono a conformarsi ai nostri film ed attori preferiti.

Ma i modelli e le suggestioni non provengono soltanto dalle opere cinematografiche.

Possiamo dire che tutta la comunicazione in cui siamo, costantemente, immersi, col pretesto di “informarci”, va a creare quell’immaginario che andrà, poi, a costruire la nostra idea di realtà.

Noi non percepiamo la realtà in quanto tale, ma la favola che ci è stata raccontata e spacciata per vera.

Cinema, pubblicità, letteratura, fumetti, canzoni, opere d’arte, mezzi di informazione edificano le scenografie in cui viviamo.

Non soltanto, quindi, i registi, ma i creativi del marketing, gli scrittori, gli autori dei testi delle canzoni, gli artisti e i giornalisti plasmano la nostra visione del mondo e, di conseguenza, le nostre esistenze.

I parametri dell’amore, del successo, della bellezza, della onestà, del talento, della intelligenza, della virilità, del lavoro, vengono definiti da questi costruttori di fondali, immaginari set studiati ad uso e consumo del “mercato” e, nei quali, l’”uomo”, in quanto tale, non potrà che soccombere.

sabato 14 maggio 2011

"MA I FINI DELLA ECONOMIA SONO ANCORA I NOSTRI FINI?"

Se lo chiede, opportunamente, Francesco Totaro nel suo libro "Non di solo lavoro".
E' una domanda questa, che dovremmo porci con più frequenza per comprendere se i "progressi", che caratterizzano la modernità, vadano a vantaggio dell'uomo o del sistema che regola la sua esistenza.
Si ha, infatti, la sensazione che molte istituzioni umane (religioni, strutture per l'assistenza medica e psicologica, ricerca scientifica, stati nazionali) siano, perversamente, congegnate in modo da rafforzare e perpetuare se stesse ai danni dell'umanità che dovrebbero favorire.



venerdì 13 maggio 2011

FARMACOMICITA'

Qualche tempo fa ci imbattemmo nel foglietto illustrativo di un noto psicofarmaco, tra le cui indicazioni era annoverato il trattamento della "felicità inappropriata".
Detto in altri termini, mostrarsi euforici ed appagati dopo aver acquistato l'ennesimo, inutile aggeggio, è da ritenersi "normale", ma se lo stesso stato mentale risulta svincolato da fattori esterni, nasce cioè "dal di dentro", ha da essere annoverato come disturbo psichiatrico, oltre che gravemente lesivo per il PIL.
Nella sua tragicità la cosa risulta quasi divertente.

Per saperne di più:

Vorremmo, con l'occasione, proporre la realizzazione un pubblico incontro dal titolo: FARMACOMICITA' - Segnalazioni ed esperienze sulle facezie della farmacologia.